Rinuncia all'eredità: Guida alla difesa del patrimonio personale
In questa guida pratica approfondiremo un tema di diritto successorio. Quando viene a mancare una persona, si apre la cosiddetta successione ereditaria, cioè quella situazione giuridica che prevede il passaggio dei beni del de cuius ai propri eredi. L’asse ereditario è composto da attività, quindi i componenti positivi (crediti, beni mobili, immobili ecc.) e le passività (i debiti).
A questo punto l’erede potrà:
A questo punto l’erede potrà:
- accettare l’eredità;
- rinunciarvi;
- accettarla con beneficio di inventario;
L’accettazione pura e semplice è di facile soluzione: quando le attività superano di gran lunga le passività, o queste siano assenti, in tal caso l’erede accetterà e avrà un accrescimento del proprio patrimonio.
Nei casi invece dove le passività superano le attività, quindi ci sono più debiti che crediti e beni, la valutazione deve essere molto più attenta e l’erede avrà due soluzioni: rinunciare oppure accettare con beneficio di inventario (è una forma di accettazione “tutelata”).
Nei casi invece dove le passività superano le attività, quindi ci sono più debiti che crediti e beni, la valutazione deve essere molto più attenta e l’erede avrà due soluzioni: rinunciare oppure accettare con beneficio di inventario (è una forma di accettazione “tutelata”).
Quando "conviene" davvero rinunciare?
In questo paragrafo delineeremo i tre casi principali ove è conveniente rinunciare all’eredità. È bene capire alcuni principi fondamentali nel diritto successorio:- non è possibile accettare solo una parte dell’eredità o solo un determinato bene (o si accetta tutto, o si rinuncia a tutto);
- con l’accettazione pura e semplice il patrimonio personale dell’erede e quello del de cuius si uniscono (in termini giuridici si parla di “confusione”) tra loro, pertanto i crediti, i debiti vengono assorbiti e ricompresi nel patrimonio dell’erede, proprio questo è il punto cruciale. Per evitare ciò è possibile accettare con il beneficio d’inventario, in questo caso i due patrimoni restano divisi e l’erede risponderà fino al valore dei beni ricevuti (vi è pertanto una limitazione della responsabilità). Passiamo ad analizzare i principali casi dove è consigliabile rinunciare all’eredità (chiaramente si tratta di una guida generale, il singolo caso deve essere approfondito):
- Debiti superiori ai crediti, questo è il classico caso dove è conveniente rinunciare all’eredità. Come accennato, il patrimonio del de cuius in caso di accettazione si confonde con quello dell’erede, pertanto tutti i debiti, crediti, beni con tutti i loro pesi entrano a far parte del patrimonio di quest’ultimo. È chiaro se il de cuius ha lasciato dei debiti, non ha senso accettare l’eredità, in quanto l’erede avrà un decremento del proprio patrimonio.
Caso pratico: il de cuius ha contratto dei debiti fiscali, mutui o debiti con altri soggetti (fornitori che non ha pagato) che superano il valore dell’attivo (sono superiori all’unico immobile che ha lasciato), oppure non ha lasciato nulla. In questo caso l’erede che accetta dovrebbe sopportare tutti questi debiti, non vi è alcun senso logico avere un decremento del proprio patrimonio per saldare i debiti del de cuius senza aver alcun vantaggio.
- Rischio di contenzioso: se il de cuius era coinvolto in cause legali il cui esito potrebbe portare a risarcimenti danni, rinunciare permette all’erede di restare estraneo alle liti;
- Strategia generazionale: si può rinunciare anche per far subentrare direttamente i propri figli (si parla di “rappresentazione”), in questo modo la scelta viene effettuata per una scelta personale, si pensi al genitore che vuole agevolare i propri figli, lasciando loro l’eredità del proprio genitore e anche per saltare un trasferimento “intermedio” di proprietà (l’imposta di successione si paga su ogni trasferimento, alcune eccezioni si hanno per successioni aperte in tempi “vicini”, entro comunque i 5 anni, c’è una riduzione d’imposta per gli immobili ex art. 25 Testo unico delle successioni).
Il rischio dell’accettazione tacita
In ambito successorio è fondamentale prestare attenzione alla cosiddetta “accettazione tacita”: un fenomeno giuridico che si verifica quando il chiamato all'eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede. Mentre per la rinuncia è necessario un “atto solenne” (atto pubblico ricevuto da un Notaio o dal Cancelliere del Tribunale), l’accettazione può avvenire anche "per fatti concludenti". Ove si verifichi l'accettazione tacita, l'erede risponde illimitatamente dei debiti del de cuius con tutto il proprio patrimonio personale.Alcuni esempi di accettazione sono:
- la vendita di un bene del defunto (ad esempio l’automobile);
- prelevare del denaro dal conto corrente del de cuius per scopi personali;
Attenzione se si è nel possesso dei beni - rischio accettazione tacita
Se un chiamato all'eredità si trova nel possesso materiale di beni ereditari (anche solo piccoli oggetti o l'abitazione), ove voglia evitare ogni rischio di accettazione tacita deve agire ex art. 485 c.c.:- Dovrà redigere l'inventario dei beni ereditari entro 3 mesi dall'apertura della successione;
- Se questo non viene fatto o viene effettuato oltre i termini, questo non avrà più diritto a rinunciare o accettare con beneficio di inventario (in tal caso è obbligo redarre l'inventario dei beni entro termini ben precisi) e potrebbe essere considerato erede puro e semplice per fatti concludenti (accettazione tacita).
- Una volta depositato l'inventario, il chiamato avrà tempo 40 giorni per accettare o rinunciare all'eredità, se nulla dice sarà considerato erede puro e semplice;
Quali debiti passano agli eredi?
Non tutti i debiti passano agli eredi, alcuni si estinguono con la morte:- i mutui, prestiti, fidi passano agli eredi (molto spesso sono garantiti da una polizza causa morte e pertanto vengono coperti dall’assicurazione);
- i debiti fiscali (quindi IMU, Irpef, iva ecc).
- le sanzioni amministrative e penali invece non vengono trasferite agli eredi (quindi le multe per violazioni del codice della strada, vengono meno);
Come si rinuncia all’eredità?
La rinuncia è un atto solenne, proprio per le sue conseguenze e deve essere effettuata con atto pubblico dinanzi al Notaio o al Cancelliere del Tribunale. La rinuncia è revocabile entro 10 anni dall'apertura della successione, ma tale possibilità viene meno se un altro erede ha accettato l'eredità.Hai bisogno di assistenza per una pratica di Successione?
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